RAPPORTI PATRIMONIALI TRA I CONIUGI DI DIVERSA NAZIONALITÀ

RAPPORTI PATRIMONIALI TRA I CONIUGI DI DIVERSA NAZIONALITÀ

Il regime patrimoniale della famiglia è l’insieme di norme che disciplinano la titolarità e le modalità di amministrazione dei beni acquistati dai coniugi in costanza di matrimonio, nonché la loro sorte in caso di scioglimento dello stesso.
Anteriormente alla riforma del diritto di famiglia, attuata con la legge 19 maggio 1975 n. 151, nel nostro ordinamento giuridico, il regime patrimoniale legale era quello della separazione dei beni, in forza del quale ciascuno dei coniugi conservava la titolarità, il godimento e l’amministrazione esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio.

Con l’entrata in vigore della predetta legge, avvenuta il 20 settembre 1975 il regime patrimoniale legale, che si applica in modo automatico alla coppia che contrae matrimonio, è diventato quello della comunione legale, sempreché non vi sia una diversa volontà dei coniugi. Per effetto del regime de quo, i beni acquistati durante il matrimonio, anche ove all’atto di acquisto sia intervenuto solo uno dei coniugi, sono comuni ad entrambi, salvo che si tratti di beni personali ex articolo 179 del codice civile.

I coniugi, tuttavia, possono decidere di individuare, quale regime disciplinante i loro rapporti patrimoniali, quello della separazione dei beni ovvero quello della c.d. comunione convenzionale, mediante dichiarazione espressa in sede di celebrazione del matrimonio e risultante dall’atto di matrimonio, ovvero in un momento successivo allo stesso, con apposita convenzione matrimoniale, da stipularsi nella forma dell’atto pubblico.

Relativamente ai cittadini stranieri residenti in Italia ed all’individuazione del regime patrimoniale loro applicabile, tre sono le normative all’attenzione degli operatori del diritto.

In primo luogo, la legge 31 maggio 1995, n. 218, in tema di diritto internazionale privato che, in generale, determina l’ambito della giurisdizione italiana, ponendo i criteri per l’individuazione del diritto applicabile e disciplinando l’efficacia in Italia delle sentenze e degli atti posti in essere dagli stranieri.

Il Titolo III Capo IV della predetta legge, agli articoli 29 e 30, contiene la disciplina inerente i rapporti di famiglia.

L’articolo 29, in particolare, disciplina i rapporti personali tra i coniugi, per tali intendendosi tutti gli obblighi di natura personale vigenti tra gli stessi. Tra questi, a titolo esemplificativo e non esaustivo, si annoverano l’obbligo di fedeltà e quello di mantenimento.

Il comma primo di tale norma individua, quale criterio generale regolatore dei rapporti personali tra i coniugi, quello della legge nazionale comune, indipendentemente dalla loro residenza.

L’articolo 29, comma due, invece, disciplina l’ipotesi in cui i coniugi abbiano diversa cittadinanza, prevedendo, in tal caso, che la legge regolatrice dei loro rapporti personali sia quella dello Stato nel quale la vita matrimoniale è prevalentemente localizzata, indipendentemente dal criterio generale supra esposto.

L’articolo 30 della legge n. 218/1995 disciplina, invece, i rapporti patrimoniali tra i coniugi, effettuando una vera e propria relatio a quanto contenuto nel citato articolo 29.

In virtù di detta previsione normativa, dunque, i rapporti patrimoniali tra i coniugi sono regolati dalla legge applicabile ai loro rapporti personali. È, ad ogni modo, consentito ai coniugi, mediante apposita convenzione matrimoniale da stipularsi in forma scritta, stabilire che i loro rapporti patrimoniali siano regolati dalla legge dello Stato di cui uno di essi è cittadino o nel quale almeno uno di essi risiede.

L’articolo 30 del D.I.P. prevede, pertanto, la possibilità di effettuare la c.d. professio iuris, così derogando al regime di legge solo per i rapporti patrimoniali, scegliendo, all’uopo, la legge dello Stato di cui un soggetto è cittadino ovvero nel quale egli residente.

Il legislatore comunitario è successivamente intervenuto sull’argomento in questione con i Regolamenti UE del 24 giugno 2016, numeri 1103 e 1104, disciplinando, con il primo, il regime patrimoniale tra i coniugi e, con il secondo, il regime patrimoniale degli uniti civilmente.

Detti Regolamenti, vigenti tra i diciotto Stati dell’Unione Europea, Italia inclusa, trattandosi di norme di diritto internazionale privato comunitario e rientranti, pertanto, tra le fonti di grado superiore, sono sovraordinati rispetto alle leggi nazionali, prevalendo sulle norme interne dei singoli Stati membri.

Come detto, il Regolamento n. 1103/2016 si applica ai regimi patrimoniali tra i coniugi, mentre il n. 1104/2016 si applica alle coppie non legate da matrimonio, ma unite civilmente e la cui unione civile è registrata a norma della legislazione del singolo Stato membro. In particolare, in Italia il riferimento è alla “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, di cui alla Legge del 20 maggio 2016 n. 76.

Con riguardo al rapporto tra la normativa di cui alla citata legge n. 218/1995 e quelle in esame e, in particolare, all’individuazione della regolamentazione da applicarsi al caso concreto, rilevano l’articolo 69 del Regolamento UE n. 1103/2016 e l’articolo 69 del Regolamento UE n. 1104/2016 che, pur producendo il medesimo effetto, sono destinate, come supra accennato, a soggetti diversi.

L’articolo 69 del Regolamento UE n.1103/2016, difatti, prescrive che le disposizioni contenute nel capo III sono applicabili solo ai coniugi che abbiano contratto matrimonio o che abbiano designato la legge applicabile al loro regime patrimoniale in data successiva al 29 gennaio 2019; l’articolo 69 del Regolamento UE n. 1104/2016, invece, prevede che le disposizioni contenute nel capo III sono applicabili solo ai partners che abbiano registrato la loro unione civile o che hanno designato la legge applicabile agli effetti patrimoniali della loro unione civile registrata successivamente al 29 gennaio 2019.

Alla luce di ciò, deriva che il discrimen è rappresentato dalla data di celebrazione o di designazione del regime patrimoniale, ove trattasi di soggetti coniugati, ovvero dalla data di registrazione dell’unione civile o di designazione della legge applicabile agli effetti patrimoniali della stessa, in caso di soggetti uniti civilmente: ove tali eventi si siano verificati dopo il 29 gennaio 2019, si applicherà, pertanto, la disciplina di cui ai citati regolamenti europei;  in caso contrario, troveranno applicazione i sopra citati articoli 29 e 30 della legge di diritto internazionale privato.

La peculiarità dei regolamenti europei del 2016 consiste nell’aver individuato un diverso criterio di collegamento a cui fare riferimento per valutare la legge applicabile ai rapporti patrimoniali, che si differenzia a seconda che si tratti di soggetti coniugati o meno.

Difatti, il Regolamento n. 1103/2016, all’articolo 26, in assenza di una specifica scelta dei coniugi o dei nubendi, individua, quale legge applicabile al loro regime patrimoniale, quella del luogo di residenza comune, risultante alla data di celebrazione del matrimonio, determinando in subordine, quali criteri residuali, ai fini dell’ individuazione della legge applicabile, quello della cittadinanza comune e, in mancanza anche di quest’ultima, quello dello Stato con il quale i coniugi hanno il collegamento più stretto.

Ove, invece, i coniugi abbiano più cittadinanze comuni, il comma secondo dell’articolo in commento individua, quale criterio residuale, esclusivamente quello del collegamento più stretto.

L’articolo 26 del Regolamento n. 1104/2016, invece, individua, in mancanza di una scelta, quale legge applicabile agli effetti patrimoniali delle unioni civili registrate, quella dello Stato ai sensi della cui legge l’unione medesima è stata costituita.

Come sopra accennato, in entrambe le fattispecie, le discipline sino ad ora esposte subiscono una deroga in tutti i casi in cui i soggetti interessati decidano di designare o cambiare di comune accordo la legge applicabile al loro regime patrimoniale, ai sensi degli articoli 22 dei Regolamenti medesimi.

Dall’analisi dei Regolamenti n. 1103/2016 e n. 1104/2016, emerge il principio per il quale la legge applicabile scelta può essere quella dello Stato della residenza abituale di entrambi i soggetti, o di uno di essi, al momento della conclusione dell’accordo ovvero quella dello Stato di cui uno dei predetti soggetti ha la cittadinanza al momento della conclusione del suddetto accordo.

Il mutamento della legge applicabile avrà effetto solo per il futuro, escludendosi, pertanto, l’efficacia retroattiva dell’accordo. Il comma terzo dell’articolo 22 dei citati regolamenti, però, riconosce ai coniugi la possibilità di prevedere un cambiamento retroattivo della legge applicabile, con la precisazione, tuttavia, che esso non potrà pregiudicare i diritti dei terzi derivanti dalla legge stessa.

L’accordo di cui al predetto articolo 22 deve rispettare delle rigide prescrizioni formali.

Occorre, difatti, la redazione per iscritto del medesimo, con l’indicazione della data e della sottoscrizione. La dottrina assimila tale accordo ad una convenzione matrimoniale, in quanto i citati Regolamenti, per le ulteriori formalità, rinviano espressamente a quanto eventualmente previsto, in tema di convenzioni matrimoniali, dalla legge dello Stato membro in cui entrambi i soggetti interessati hanno la residenza abituale al momento della conclusione dell’accordo. Nel caso in cui, invece, al momento della conclusione dell’accordo, la residenza abituale dei soggetti si trovi in Stati membri diversi, le cui legislazioni prevedono requisiti di forma differenti per le convenzioni matrimoniali, la convenzione si considera valida ove soddisfi i requisiti della legge di uno dei due Stati. Ove, poi, al momento della conclusione dell’accordo, uno solo dei coniugi abbia la residenza in uno degli Stati membri e detto Stato preveda requisiti di forma supplementari per le convenzioni matrimoniali, si dovranno rispettare anche tali requisiti.

Sebbene, come sopra detto, le predette normative comunitarie siano vigenti tra gli Stati membri dell’Unione Europea, l’articolo 20 di entrambi i Regolamenti evidenzia come le disposizioni ivi contenute abbiano portata universale. Ai sensi del suddetto articolo, infatti, la legge designata ai sensi delle normative in esame è applicabile anche ove non sia quella di uno Stato membro.

Ne deriva, pertanto, che le disposizioni di cui ai citati Regolamenti si applicano anche ai matrimoni ed alle unioni civili registrate conclusi tra soggetti che non hanno la cittadinanza europea.

 

di Roberta IATI’ – Avvocato specializzato in Diritto Civile, di Famiglia e delle Successioni

e Gabriele PULIMANTI – Cultore di Diritto Civile, di Famiglia e delle Successioni presso l’Università Europea di Roma

 

 

Grazie per la collaborazione.

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