PROBLEMATICHE NOTARILI DELLA VENDITA ALL’INTERNO DELLA COMPOSIZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO

PROBLEMATICHE NOTARILI DELLA VENDITA ALL’INTERNO DELLA COMPOSIZIONE DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO (intervento al convegno dell’08.06.2021)

—QUESTIONI INTRODUTTIVE DI CARATTERE GENERALE —

La legge del 27 gennaio 2012, n. 3 ha introdotto[1] nel nostro ordinamento un gruppo di nuove procedure concorsuali, dedicate a “situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili a procedure concorsuali”, le quali ricalcano, costituendone il contraltare, le tradizionali procedure previste dal r.d. n. 267/1942 (c.d. legge fallimentare) applicabili ai soli soggetti che possono essere sottoposti al fallimento e cioè, gli accordi di ristrutturazione dei debiti, il concordato preventivo ed il fallimento.

L’articolo 6, comma 2, lettera a) della legge in esame fornisce una definizione di sovraindebitamento, qualificandolo come “la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente”.

Le procedure introdotte dal legislatore del 2012 – dallo stesso definite come “procedure concorsuali” – sono:

1) l’accordo di composizione della crisi;

2) il piano del consumatore e

3) la liquidazione del patrimonio.

Le stesse sono state, poi, inserite anche nel Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCI), di cui al D.lgs. 12 Gennaio 2019, n. 14, nel quale sono state denominate, rispettivamente, concordato minore, ristrutturazione dei debiti del consumatore e liquidazione controllata.

Il ricorso a dette procedure è subordinato al possesso di determinati requisiti, sia soggettivi che oggettivi.

In primis, ai sensi dell’articolo 6, comma 2, lettera b) della legge n. 3/2012, il piano del consumatore è riservato al debitore persona fisica che abbia assunto obbligazioni per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta, mentre, ai sensi del comma 1 della citata disposizione, l’accordo di composizione della crisi e la liquidazione del patrimonio possono essere rivolti anche a soggetti imprenditori e/o diversi dalle persone fisiche, purché la situazione di sovraindebitamento non sia soggetta né assoggettabile ad altre procedure concorsuali.

Non può, invece, ricorrere a dette procedure il debitore che risulti assoggettato a procedure concorsuali non regolate dalla legge de qua, né quello che abbia già fatto ricorso, nell’ultimo quinquennio, ad una delle procedure medesime ed abbia subito, per cause a lui imputabili, provvedimenti di risoluzione, revoca o cessazione dell’omologazione dell’accordo o del piano, ovvero abbia fornito documentazione incompleta.

Quanto, invece, al presupposto di carattere oggettivo, questo è costituito dalla situazione di sovraindebitamento, così come definito dal già richiamato art. 6 c. 2 lett. b) l.n. 3/2012.

Da un punto di vista operativo, tutte le procedure in oggetto si attivano su istanza del sovra-indebitato (fermo restando che la liquidazione del patrimonio può essere chiesta anche dai creditori dello stesso), inviata al giudice competente, i.e. al Tribunale del luogo di residenza del sovra-indebitato medesimo (artt. 9, 12-bis e 14-ter l.n. 3/2012 e 27 c. 2, 65 c. 2 e 268 CCI).

All’udienza fissata a seguito della promozione della detta istanza, il giudice può decidere se emettere un provvedimento di omologa – nei casi dell’accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore – ovvero se dichiarare aperta la procedura – nel caso della liquidazione del patrimonio.

Elemento caratterizzante delle procedure in esame – che ne costituisce tratto distintivo rispetto al fallimento ed alla liquidazione giudiziale – è l’assenza di uno spossessamento del debitore rispetto ai beni oggetto di procedura. E’ opportuno, tuttavia, precisare che il decreto di fissazione dell’udienza (nel caso dell’accordo di composizione della crisi), quello di omologa del piano del consumatore, nonché quello di apertura della liquidazione sono equiparati dal medesimo legislatore al pignoramento (artt. 10 c. 5, 12-bis c. 7 e 14-quinquies c. 3 l.n. 3/2012), motivo per cui, benché, formalmente, i beni restino di titolarità del debitore, lo stesso soggiace agli stessi limiti di disponibilità degli stessi cui sia assoggettato il debitore pignorato.

 

—VENDITA —

Nell’ambito delle procedure in esame, assumono particolare rilievo gli atti di alienazione dei beni del debitore, la cui finalità consiste, appunto, nella liquidazione del suo patrimonio. Ciò, non solo nel caso della liquidazione, all’interno della quale la liquidazione dei beni del sovra-indebitato è co-essenziale alla procedura medesima, ma anche nelle ipotesi dell’accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore, in quanto, anche con riferimento a questi, può accadere di dover procedere ad atti di alienazione.

 

LEGITTIMAZIONE

Da un punto di vista della legittimazione a disporre del bene assoggettato alle dette procedure, ai sensi dell’articolo 13 comma 1, l. n. 3/2012, il giudice nomina un liquidatore (avente i requisiti richiesti per la nomina del curatore fallimentare), su proposta dell’organismo di composizione della crisi, mentre, nella procedura di liquidazione del patrimonio, tale nomina è prevista già nel decreto di apertura della stessa.

Il liquidatore ha il potere di disporre in via esclusiva dei beni sottoposti a pignoramento, benché, come detto, le procedure de qua non comportino un vero e proprio spossessamento del debitore.

Nell’accordo di composizione della crisi e nel piano del consumatore, in luogo della nomina di un liquidatore, è ammissibile l’affidamento del patrimonio del sovra-indebitato ad un gestore (art. 7, comma 1, l. n. 3/2012), il quale, al pari del liquidatore, deve avere i requisiti per essere curatore fallimentare.

 

ATTUAZIONE DELLA VENDITA

Per ciò che concerne le modalità di liquidazione dei beni, il legislatore prevede – con una norma (art. 14-novies c. 2, l. n. 3/2012) dettata espressamente con riferimento alla procedura di liquidazione del patrimonio, ma applicabile analogicamente anche al piano del consumatore e all’accordo di composizione della crisi – che le vendite e gli altri atti di liquidazione vengano effettuati, dal liquidatore, tramite procedure competitive, previa stima dei beni da parte di esperti. Nell’ambito di tali alienazioni, resta fermo il controllo generale del giudice, il quale, all’esito della vendita, dovrà emettere un provvedimento di purgazione, similmente a quanto previsto dall’articolo 108 l.f. (artt. 275 c. 2, 71 c. 2 e 81 c. 2 CCI).

 

NATURA GIURIDICA DELLA VENDITA

Circa la natura giuridica delle vendite in esame, l’opinione maggioritaria[2] ne enfatizza il carattere di trasferimenti coattivi.

Da un lato, infatti, è lo stesso legislatore a qualificare le procedure in esame con l’aggettivo “concorsuali[3], presupponendo, pertanto, che si tratti di vere e proprie esecuzioni forzate; dall’altro lato, sebbene, per l’attivazione delle procedure stesse, occorra l’istanza del debitore (similmente a quanto previsto nell’ambito del concordato preventivo e dell’accordo di ristrutturazione dei debiti), vi è, comunque, un rigido controllo giudiziale. Sotto tale aspetto, è opportuno precisare che, nell’ambito della legge n. 3/2012, benché il legislatore stabilisca (art. 14-novies, c. 2), solo con espresso riferimento alla liquidazione del patrimonio, che le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione siano effettuai dal liquidatore tramite procedure competitive, deve ritenersi che ciò valga, analogicamente, anche per le procedure dell’accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore (anche per l’esecuzione tali procedure, infatti, l’articolo 13 della citata legge prevede la nomina di un liquidatore). Conclusioni, queste, che trovano conferma negli articoli 71 e 81 del C.C.I., i quali, con riferimento, rispettivamente, alla ristrutturazione dei debiti del consumatore e al concordato minore, prevedono espressamente il ricorso ad un sistema di vendita “sotto il controllo e la collaborazione dell’OCC” e “tramite procedure competitive[4].

A ciò si aggiunga che, da un punto di vista civilistico, con il formale inizio delle procedure in esame, il debitore perde la disponibilità dei beni assoggettati alle stesse. Infatti, la legge stessa equipara, quanto agli effetti, il decreto di omologazione dell’accordo di composizione della crisi o del piano del consumatore e il decreto di apertura della liquidazione al pignoramento. Pertanto, come ulteriormente precisato dalla Corte Costituzionale con sentenza del 22 ottobre 2019 n. 245, qualunque sia la procedura, l’immobile rimane a far parte solo formalmente del patrimonio del debitore sovra-indebitato, essendo, in pratica, nella piena disponibilità della procedura medesima.

Altro elemento caratterizzante le procedure in esame è la partecipazione dei creditori, la quale viene prevista al fine di rendere possibile, da un lato, il soddisfacimento delle loro pretese e, dall’altro, l’emissione, ad opera del giudice, del decreto di purgazione dei beni immobili dalle formalità afflittive esistenti a tutela degli stessi.

La natura coattiva delle vendite in oggetto è ulteriormente confermata dagli articoli 13 e 14-novies della legge 3/2012, in forza dei quali il giudice, una volta verificata la conformità degli atti traslativi all’accordo di composizione della crisi, al piano del consumatore ovvero al programma della liquidazione, ha il potere di ordinare la “cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione del decreto” che ha dato luogo all’apertura della procedura, ossia di emettere un c.d. provvedimento di purgazione.

 

LA VENDITA E IL RUOLO DEL NOTAIO

Con riferimento all’atto di trasferimento di beni immobili all’esito di un’aggiudicazione nell’ambito di una procedura competitiva disposta in una delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, non essendo prevista dal legislatore l’emissione, da parte del Giudice delegato, di un decreto di trasferimento, la dottrina e il CNN ritengono che lo stesso possa essere un atto autenticato o ricevuto dal notaio[5]to, questo, che, tuttavia, rientra, comunque, nell’ambito di una procedura di vendita coattiva e che, pertanto, non si configura quale negozio giuridico di vendita volontaria, bensì quale atto conclusivo del detto procedimento di vendita, essendo, infatti, caratterizzato dalla finalità liquidatoria del patrimonio del debitore.

Una prima particolarità, dunque, degli atti in questione attiene alla documentazione circa l’attività procedimentale svolta fino a quel momento (relativa, inter alia, all’apertura della procedura, alla scelta di liquidare il patrimonio del debitore, allo svolgimento delle procedure competitive – quali avviso d’asta, pubblicità ed eventuale gara tra gli offerenti – e all’aggiudicazione). Le parti e il liquidatore, infatti, dovranno informare il notaio rogante circa l’attività fino a quel momento svolta e questo, anche al fine di consentire al pubblico ufficiale di fornire al giudice un sostegno documentale ai fini dell’emissione del decreto di purgazione e del controllo sull’attività svolta in presenza di eventuali future contestazioni. All’uopo, si precisa che l’attività del notaio, riguardo al contenuto di tali dichiarazioni, non consiste in un controllo, nel merito, della legittimità degli atti della procedura, ma si concreta, da un lato, nel verificare la presenza, nella documentazione, di elementi che contrastino palesemente con le risultanze delle dichiarazioni delle parti e, dall’altro, nel rendere edotte queste ultime delle conseguenze delle dichiarazioni mendaci o radicalmente false[6].

 

MENZIONI OBBLIGATORIE

Inquadrati i trasferimenti in esame nell’ambito di quelli coattivi, devono ritenersi confermate le considerazioni espresse dal C.N.N. nella risposta al Quesito n. 34-2015/I, del 26 Gennaio 2015 (Composizione della crisi da sovraindebitamento e normativa su conformità urbanistica)[7], secondo cui, relativamente ai trasferimenti coattivi, ricorrendo “le finalità di cui all’articolo 46, comma 5, D.P.R. 380/2001”, non sussiste l’obbligo di eseguire determinati adempimenti urbanistico-edilizi a pena di nullità. Conseguentemente, gli stessi potranno avere ad oggetto anche beni immobili interessati da abusi edilizi, i quali, poi, potranno essere sanati dall’acquirente nei centoventi giorni successivi all’atto di trasferimento.

Dunque, negli atti di trasferimento di beni immobili all’esito di una vendita competitiva nell’ambito di una procedura di composizione di crisi da sovraindebitamento, trattandosi di una procedura esecutiva concorsuale – come già previsto dall’ articolo 17 della legge n. 47/1985 (nonché dal già citato art. 46 D.R.P. 380/2001) – non trova applicazione la sanzione della nullità per l’omessa indicazione in atto dei titoli edilizi e, parimenti, non sussiste la sanzione dell’incommerciabilità/impossibilità di procedere al trasferimento dei beni affetti da irregolarità urbanistiche (anche gravi).

Giova, tuttavia, precisare che, essendo l’atto notarile uno strumento di circolazione del bene immobile, sarebbe, comunque, più che opportuno inserire dichiarazioni di parte circa la storia urbanistica dell’immobile.

A ciò si aggiunge, inoltre, l’opportunità, ai fini di una maggiore trasparenza, di rendere pubbliche eventuali difformità urbanistiche nell’avviso di vendita o, quanto meno, portarle a conoscenza dei potenziali acquirenti e dell’aggiudicatario.

Le stesse considerazioni di cui sopra possono essere rese anche per quanto concerne l’obbligo di allegazione del certificato di destinazione urbanistica, come confermato, altresì, dallo studio CNN 31/2018; anche sotto tale aspetto, tuttavia, un’allegazione del detto certificato potrebbe risultare opportuna, quantomeno ai fini della verifica circa la natura giuridica del lotto posto in vendita.

Relativamente all’applicazione della disciplina sulla conformità catastale, di cui all’articolo 29, comma 1-bis, della legge 27 febbraio 1985 n. 52, la dottrina notarile (Fabiani- Piccolo)[8] sostiene che, analogamente a quanto ritenuto con riguardo alle vendite fallimentari (le quali costituiscono una species del più ampio genus delle vendite coattive giudiziali), la detta normativa non si applichi alle vendite in esame. Infatti, come detto, tutte le vendite fallimentari sono vendite coattive e, pertanto, l’atto notarile perfezionativo delle stesse si qualifica come atto finale di una sequenza procedimentale di natura giudiziale; inoltre, le norme di rango tributario, cui appartiene quella sulla conformità catastale, non possono impedire o ostacolare l’attuazione giudiziale di un diritto perfetto sul piano sostanziale – soprattutto nel caso di procedura concorsuale, la quale, per sua natura, è funzionale alla protezione e al soddisfacimento del sistema creditizio in generale – pena la violazione dell’articolo 24 della Costituzione. Ne deriva, dunque, che la vendita coattiva costituisce, anche con riferimento ai debiti tributari, un meccanismo di chiusura e di tenuta del sistema del credito, tale per cui le esigenze di poter procedere, comunque, all’alienazione, anche in presenza di difformità catastali, prevalgono sulla finalità tributaria di trasferire immobili oggetto di regolare censimento e rappresentazione catastale.

 

ALTRI ELEMENTI DELL’ATTO NOTARILE

Con riferimento agli altri aspetti tipici dell’atto di vendita, viene, innanzitutto, in considerazione la questione circa l’applicabilità o meno, alle vendite in esame, della normativa di cui all’articolo 35, comma 22, del d.l. n. 223/2006 convertito in legge n. 248/2006 (c.d. Decreto Bersani-Visco).

Al riguardo, in astratto, detta normativa si potrebbe considerare non applicabile al caso di specie, in ragione del carattere coattivo della vendita e della circostanza che l’alienante (che in alcune procedure è rappresentato da un liquidatore di nomina giudiziale), in tali ipotesi, non è paragonabile ad un qualunque venditore.

Tuttavia, anche in virtù del principio di simmetria – anche operativa – con gli altri atti rogati dal notaio, nonché del principio di trasparenza che guida le procedure competitive, sarebbe sicuramente più corretto ed opportuno applicare la detta disciplina anche alle vendite in esame.

Relativamente agli altri elementi dell’atto notarile, è opportuno, al pari di quanto accade nelle vendite fallimentari e nei decreti di trasferimento, fornire nello stesso le indicazioni relative alle precisazioni immobiliari, alle parti comuni, nonché alla sussistenza di vincoli di vario genere.

Stante il carattere coattivo delle vendite in oggetto, in tali casi, trovano applicazione le norme previste in tema di esecuzione forzata individuale, prima fra tutte l’articolo 2922 c.c., in tema di esclusione della garanzia per vizi.

Quanto, invece, alla normativa in tema di certificazione energetica degli edifici, di cui al d. lgs. n. 192/2005, la stessa non trova applicazione, stante la natura coattiva delle vendite in esame, che comporta la prevalenza dell’esigenza di tutelare le ragioni di credito e di una maggiore celerità delle procedure esecutive giudiziarie sull’esigenza di tutela dell’ambiente.

 

INTERVENTO DEL DEBITORE

La normativa in esame non prevede espressamente l’intervento del debitore sovra-indebitato all’atto di vendita, benché, come detto più volte, da essa non derivi uno spossessamento dello stesso.

Sotto tale aspetto, dunque, potrebbe ravvisarsi un’analogia con quanto previsto nell’ambito delle vendite competitive fallimentari. Tuttavia, in tale ultimo caso, la situazione è nettamente diversa da quanto si verifica nelle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento: nel fallimento, infatti, il curatore, da una parte, ha la piena amministrazione del patrimonio del fallito e, dall’altra, entra, di fatto, in possesso del medesimo; nell’accordo di composizione della crisi e nel piano del consumatore, invece, il liquidatore, pur disponendo in via esclusiva dei beni sottoposti a pignoramento, non ha il potere di amministrare il patrimonio del debitore (art. 13 l. n. 3/2012); nella liquidazione, invece, il liquidatore, pur avendo l’amministrazione dei beni, non è, comunque, dotato degli stessi poteri che il curatore ha nel fallimento, tant’è che è il giudice a dover ordinare, con il decreto di apertura della stessa, la consegna o il rilascio dei beni (artt. 14-novies c. 2 l. n. 3/2012 e 275 CCI).

Alla luce di ciò, posto che, nelle procedure in esame, come visto, manca una diretta apprensione del patrimonio del sovra-indebitato ad opera del liquidatore, si pone il problema di individuare il soggetto a cui carico è posto l’obbligo di consegna del bene conseguente al suo trasferimento. Pertanto, sarebbe quantomeno opportuno che, nella proposta di accordo o nel piano del consumatore, in previsione della permanenza del debitore nella disponibilità dell’immobile, siano indicati in maniera espressa i modi e i tempi di rilascio dello stesso.

Inoltre, ai sensi dell’articolo 14-terdecies, comma 1, lettera a), della legge n. 3/2012, il sovra-indebitato ha il dovere di cooperare al regolare svolgimento della procedura al fine di ottenere l’esdebitazione. Pertanto, ove il rilascio dell’immobile debba avvenire dopo la formalizzazione del trasferimento, si ritiene che l’intervento del debitore all’atto di trasferimento comporti l’assunzione, in capo allo stesso, dell’impegno al rilascio del bene immobile; egli, infatti, pur avendo perso la disponibilità del bene, ma essendo capace di agire, ben potrebbe impegnarsi alla consegna materiale dell’immobile medesimo.

La partecipazione del debitore all’atto di trasferimento, pertanto, appare più che opportuna[9] nei casi in cui costui sia stato autorizzato dal giudice a continuare ad utilizzare il bene. Infatti, nei casi in cui il sovra-indebitato autorizzato dal giudice ad utilizzare il bene oggetto della liquidazione, si rifiuti di intervenire all’atto e non rilasci l’immobile, si porrebbe il problema dell’individuazione di un titolo per la liberazione del medesimo. Al riguardo, si ritiene che, quanto all’accordo di composizione della crisi e al piano del consumatore, il giudice debba vigilare sul fatto che la collaborazione del debitore sia prevista espressamente sin dall’inizio, e che, relativamente alla procedura di liquidazione, costui abbia il potere-dovere di emettere un ordine di liberazione ai sensi dell’articolo 14-quinquies comma 2, lett. e) della l.n. 3/2012 (ancorché tale ordine di liberazione sia successivo rispetto al momento di apertura della liquidazione medesima).

 

—COSA ACCADE SUCCESSIVAMENTE ALLA VENDITA—

Una volta eseguita la vendita, il giudice autorizza lo svincolo delle somme e ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento, delle iscrizioni relative al diritto di prelazione, nonché di ogni altro vincolo, ivi compresa la trascrizione del provvedimento giudiziale equiparato al pignoramento (di cui agli artt. 10 c. 2, 12-bis c. 3 e 14-quinquies c. 1 l.n. 3/2012), e dichiara la cessazione di ogni altra forma di pubblicità (artt. 13 c. 3 e 14-novies c. 3 l.n. 3/2012). Dunque, differentemente da quanto previsto in tema di concordato preventivo di cui alla vigente legge fallimentare, la legge in esame prevede il potere del giudice di emanare un decreto di purgazione, il quale, come detto, valorizza il carattere coattivo delle vendite effettuate nell’ambito delle procedure in oggetto.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

– CALDERONI C., “Problematiche notarili della vendita nell’ambito della composizione della crisi da sovraindebitamento: natura e disciplina”, Studio C.N.N. n. 57-2020/E;

– CRIVELLI A., “Profili applicativi delle procedure di accordo e di piano del consumatore”, in Il Diritto Fallimentare, 2/2017, 563;

– CRIVELLI A., “La cessione dei beni nel concordato”, Studio C.N.N. n. 14-2020/E;

– FABIANI E.-PICCOLO E., “Vendita fallimentare e atto notarile”, Studio C.N.N. n. 31/2018;

– SANTARCANGELO G., “La forma degli atti notarili”, Milano, 2006, 13 ss.;

– BOGGIALI D.-RUOTOLO A., Risposta C.N.N. a Quesito n. 34-2015/I “Composizione della crisi da sovraindebitamento e normativa su conformità urbanistica”;

– Corte Costituzionale, 22 ottobre 2019, n. 245, pubblicata sulla G.U. n. 49 del 4 dicembre 2019.

– Tribunale di Ancona, 15 marzo 2018, in www.ilcaso.it;

– Tribunale di Rimini, 19 aprile 2018, in www.ilcaso.it;

– Tribunale di Mantova, 16 febbraio 2018, in www.ilcaso.it;

– Tribunale di Torino, 11 novembre 2019, in www.ilcaso.it;

[1]  La disciplina de qua è stata introdotta dalla L. 27 gennaio 2012 n. 3, successivamente modificata in forza dell’art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012 n. 179, convertito dalla L. 17 dicembre 2012 n. 221, nonché dal Codice della Crisi d’Impresa e

dell’Insolvenza di cui al Decreto Legislativo del 12 gennaio 2019 n 14. Detta normativa è stata, da ultimo modificata, dal Decreto Legge del 28 ottobre 2020 n. 137, convertito con la legge del 18 dicembre 2020 n. 176.

[2] C. Calderoni, “Problematiche notarili della vendita nell’ambito della composizione della crisi da sovraindebitamento: natura e disciplina”, Studio C.N.N. n. 57-2020/E; A. Crivelli, “La cessione dei beni nel concordato”, Studio C.N.N. n. 14-2020/E; Corte Costituzionale, 22 ottobre 2019, n. 245, pubblicata sulla G.U. n. 49 del 4 dicembre 2019; Trib. Torino, 11 novembre 2019, in www.ilcaso.it.

[3] Cfr. Corte Costituzionale, 22 ottobre 2019 n. 245, cit.

[4] A. Crivelli, “Profili applicativi delle procedure di accordo e di piano del consumatore”, in Il Diritto Fallimentare, 2/2017, 563; Trib. Ancona, 15 marzo 2018, in www.ilcaso.it; Trib. Rimini, 19 aprile 2018, ibidem; Trib. Torino, 11 novembre 2019, ibidem; Trib. Mantova, 16 febbraio 2018, ibidem.

[5] E. Fabiani-L. Piccolo, “Vendita fallimentare e atto notarile”, Studio C.N.N. n. 31/2018, in Cnn Notizie, n. 146 del 7 agosto 2018.

[6] G. Santarcangelo, “La forma degli atti notarili”, Milano, 2006, 13 ss.

[7] D. Boggiali-A. Ruotolo, Risposta C.N.N. a Quesito n. 34-2015/I “Composizione della crisi da sovraindebitamento e normativa su conformità urbanistica”, del 26 gennaio 2015.

[8] E.  Fabiani-L. Piccolo, “Vendita fallimentare e atto notarile”, cit.

[9] C. Calderoni, “Problematiche notarili della vendita nell’ambito della composizione delle crisi da sovraindebitamento: natura e disciplina”, cit.

 

 

Grazie per la collaborazione.

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