Azione di riduzione e donazioni indirette

L’azione di riduzione, disciplinata dal nostro legislatore agli articoli 563 e seguenti del codice civile, rappresenta uno dei modi di tutela del legittimario leso o pretermesso, avendo il fine di far conseguire a costui la qualifica di erede e di far dichiarare nei suoi confronti l’inefficacia, con effetti retroattivi, delle disposizioni testamentarie e delle donazioni poste in essere durante la vita del donante, lesive della sua quota di legittima.

L’azione di riduzione, oltre ad essere di carattere personale, non è volta al recupero del bene, ma solo alla qualifica del bene, essendo, dunque, necessario, in caso di esperimento vittorioso della stessa, proporre, altresì, l’azione di restituzione, di cui agli articoli 561 e seguenti del codice civile.

Particolare rilevanza, nell’ambito dell’azione di restituzione, assume l’articolo 563 c.c., ai sensi del quale “se i donatari contro i quali è stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati e non sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, il legittimario, premessa l’escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti, nel modo e nell’ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi, la restituzione degli immobili”. Tale norma, dunque, consente al legittimario che abbia esperito vittoriosamente l’azione di riduzione di recuperare il bene anche dal terzo acquirente del beneficiario della disposizione lesiva della sua quota di legittima.

A lungo, sia in dottrina che in giurisprudenza, si è discusso circa l’applicabilità di tale disposizione anche alle c.d. liberalità indirette, le quali si concretizzano in una serie di atti che producono gli effetti della donazione, pur non potendosi giuridicamente qualificare come tali.

L’opinione più risalente, infatti, largamente sostenuta sia in dottrina che in giurisprudenza, facendo leva sull’articolo 809 del codice civile, riteneva applicabile il 563 c.c. anche alle liberalità indirette, con la conseguente instabilità dell’acquisto del terzo avente causa dal beneficiario della donazione indiretta.

L’impostazione più recente, avallata anche dalla Suprema Corte, considera rilevanti le liberalità indirette solo ai fini del calcolo – necessario per l’esperimento dell’azione di riduzione – della eventuale lesione di legittima e della c.d. riunione fittizia, ma non anche ai fini dell’azione recuperatoria di cui al 563 c.c.: tale opinione, infatti, sottolinea come, in caso di liberalità indirette, il bene, di fatto, non entri mai a far parte del patrimonio del de cuius, così circoscrivendo, da un lato, l’operatività dell’articolo 809 c.c. e, dall’altro, l’applicabilità dell’azione di restituzione alle sole donazioni dirette.

Da ciò deriva, dunque, che coloro che hanno acquistato il bene dal beneficiario di una donazione indiretta sono al riparo da ogni pretesa restitutoria da parte di eventuali legittimari lesi e che, pertanto, questi ultimi, possono solo vantare un diritto di credito nei confronti del beneficiario della disposizione lesiva della legittima.

Il legittimario leso da una donazione indiretta potrà, quindi, agire con l’azione di riduzione nei confronti del solo beneficiario della donazione indiretta, senza poter in alcun modo far valere i suoi diritti nei confronti dei successivi acquirenti del bene donato.

Grazie per la collaborazione.

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