La rappresentazione

La rappresentazione è l’istituto giuridico che prevede (artt. 467 e s.s. c.c.), al ricorrere di determinati presupposti, il subentro di un soggetto (rappresentante) nel luogo e nel grado del suo ascendente (rappresentato) in relazione ad una successione ereditaria o all’acquisto di un legato.

In proposito, l’articolo 467, primo comma, del codice civile, stabilisce che “la rappresentazione fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato”, il che può accadere, non solo ove il rappresentato rinunzi all’eredità del de cuius, ma anche qualora non possa accettarla per commorienza (art. 4 del codice civile), premorienza, assenza (art. 48 del codice civile), indegnità (art. 463 del codice civile), prescrizione o decadenza dal diritto di accettare l’eredità (artt. 480 e 481 del codice civile) o diseredazione.

Quanto ai soggetti che possono essere interessati da tale istituto, ai sensi del primo comma dell’articolo 488 c.c., “la rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli anche adottivi, del defunto e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto”.

I soggetti della rappresentazione sono, dunque, il de cuius ed il rappresentante, mentre il rappresentato non entra propriamente a far parte del fenomeno rappresentativo, fungendo, più che altro, da punto di riferimento ai fini della determinazione della quota ereditaria/porzione di legato che sarà devoluta al rappresentate.

Circa la natura giuridica della rappresentazione, diverse sono state le tesi elaborate dalla dottrina.

Secondo alcuni, infatti, si tratterebbe di una fictio iuris utilizzata dal legislatore al fine di far subentrare il rappresentante nel luogo e nel grado del rappresentato.

Altri, invece, ritengono che la rappresentazione sia una conversione legale, che trasformerebbe la vocazione del rappresentato in vocazione del rappresentante.

Una diversa teoria, poi, individua nella rappresentazione una vocazione indiretta, per cui la vocazione del rappresentante sarebbe una chiamata per relationem rispetto a quella del rappresentato.

La teoria prevalente e preferibile, però, è quella della delazione indiretta, in virtù della quale il rappresentante succederebbe solo ove il rappresentato non potesse o volesse accettare l’eredità del de cuius, nonché nella sua medesima posizione, motivo per cui il patrimonio ereditario offerto al rappresentante sarebbe qualitativamente e quantitativamente il medesimo di quello offerto al rappresentato. Dal che deriva che il rappresentante succede al defunto iure proprio (la designazione astratta – vocazione – è diretta, mentre l’offerta concreta dell’eredità – delazione – è indiretta) e, pertanto, deve avere la capacità di succedere a costui fin dall’apertura della successione, non rilevando, invece, la sua eventuale incapacità di succedere rispetto al rappresentato (art. 488 c. 2 c.c.).

Il fondamento dell’istituto de quo è la tutela della stirpe familiare del de cuius e della sua presunta volontà. Per tale motivo, la rappresentazione non opera nell’ipotesi in cui il testatore esprima una diversa volontà, sia meramente negativa, cioè preclusiva dell’operatività della rappresentazione, sia positiva, designando già un soggetto che dovrà subentrare in caso di mancato acquisto dell’eredità da parte del primo chiamato. Tuttavia, affinché operi la rappresentazione nell’ambito del testamento è sempre necessario che l’istituito erede sia figlio, fratello o sorella del testatore, in quanto la rappresentazione non può mai operare a favore di un estraneo.

Non si ha rappresentazione, poi, neppure nell’ipotesi in cui il soggetto che non voglia o non possa acquistare l’eredità sia nipote ex filio o ex fratre del de cuius, in quanto, secondo l’orientamento prevalente della giurisprudenza, la rappresentazione è un istituto di carattere eccezionale la cui applicazione non può essere estesa oltre i casi tassativamente previsti dalla legge.

La rappresentazione, ai sensi dell’articolo 469 del codice civile, opera all’infinito e per stirpi, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti e il loro numero in ciascuna stirpe.

La rappresentazione, invece, non opera nell’ipotesi in cui il primo chiamato muoia successivamente al de cuius, ma prima di aver accettato o meno l’eredità di costui, in quanto, in tal caso, il suo diritto di accettare l’eredità si trasmetterà al suo erede, anche ove questo sia un estraneo, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 479 del codice civile.

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