La proprietà temporanea

L’articolo 832, nel definire il contenuto del diritto di proprietà, statuisce che questo è il diritto di godere e disporre di un bene in modo pieno ed esclusivo.

Le caratteristiche principali di tale diritto sono, quindi, la pienezza e l’assolutezza, le quali permettono distinguere la proprietà dagli altri diritti reali.

Da tempo in dottrina e giurisprudenza si discute se tra i caratteri essenziali del diritto di proprietà vi sia anche la perpetuità e se, dunque, sia ammissibile o meno una c.d. “proprietà a termine”, intendendosi per tale quella soggetta ad un termine finale, scaduto il quale il diritto stesso si trasferisce automaticamente da un soggetto ad un altro.

Secondo una prima impostazione, sostenuta da taluni autori, la proprietà temporanea sarebbe ammessa in quanto non sussiste alcuna norma che vieta l’apposizione di un termine a tale diritto.

Secondo tale tesi, peraltro, nel nostro ordinamento sussistono diverse fattispecie, espressamente previste dal legislatore, di proprietà temporanea, quali, ad esempio, la sostituzione fedecommissaria, la proprietà superficiaria ed il legato a termine iniziale.

Secondo la tesi più tradizionale, invece, la proprietà a termine non sarebbe ammessa dal nostro ordinamento, in primis perché l’articolo 832 del codice civile richiedendo il diritto “pieno”, farebbe riferimento ad un diritto perfetto, non suscettibile, come tale, all’apposizione di un termine finale. In secondo luogo, poi, le fattispecie supra citate, non riguarderebbero, a ben vedere, una proprietà a termine.

Quanto alla sostituzione fedecommissaria, infatti, disciplinata dall’articolo 692 del codice civile ed ammessa, per espressa previsione del legislatore, nei soli casi di cui alla norma medesima, si ha quando l’eredità viene devoluta ad un soggetto con l’obbligo, per questo, di conservare i beni e trasmetterli, alla propria morte, ad un altro soggetto individuato dal testatore. Sarebbe, dunque, più corretto parlare di una proprietà risolubile e non a termine.

Con riferimento, invece, alla proprietà superficiaria, si tratta di una deroga al diritto di accessione ed il termine riguarda il diritto di superficie e non il diritto di proprietà (cfr. artt. 952 c. 2 e 953 c.c.).

Il legato a termine finale, infine, la cui ammissibilità viene dedotta a contrario dalla disposizione di cui all’articolo 637 c.c. che, ponendo un divieto di apposizione del termine con riferimento alle disposizioni a titolo universale, lascia desumere l’ammissibilità del legato sottoposto a termine, viste le caratteristiche fondamentali della proprietà, non potrebbe riguardare tale diritto, ma solo gli altri diritti reali.

A conclusione di quanto sopra, dunque, può affermarsi che al diritto di proprietà si potrebbe apporre solo il termine iniziale e non quello finale e ciò in quanto, appunto, con il primo non si impone alcun vincolo di temporaneità al diritto, ma semplicemente, si differisce il momento in cui il diritto stesso viene ad esistenza.

Grazie per la collaborazione.

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