La natura giuridica della fusione

La fusione, disciplinata dagli articoli 2501 e seguenti del codice civile, è un’operazione consistente nell’unificazione di due o più società in una sola, sia con riferimento ai rispettivi patrimoni, che alle compagini sociali.

La funzione della fusione è quella di consentire la concentrazione delle imprese societarie ampliandone la dimensione e la competitività sul mercato, evitando il duplice passaggio della liquidazione della società originaria seguita dalla costituzione di una nuova società tra i medesimi soggetti (ovvero dall’aumento di capitale sottoscritto dai soci delle società estinte), con notevoli vantaggi, sia dal punto di vista economico che sul piano della continuità dell’attività d’impresa.

Ai sensi del primo comma dell’articolo 2501 c.c., “la fusione di più società può eseguirsi mediante la costituzione di una nuova società, o mediante l’incorporazione in una società di una o più altre”.

Si distinguono, pertanto, due tipologie di fusione:

  • la fusione in senso stretto (o propria), che si esegue mediante la costituzione di una nuova società, a cui consegue l’estinzione di tutte le società preesistenti coinvolte nell’operazione e
  • la fusione per incorporazione (o impropria), la quale si sostanzia nell’incorporazione in una società di una o più altre. In tal caso, le società preesistenti si estinguono salvo una sola. Questa tipologia di fusione è la più frequente nella prassi.

Caratteristica fondamentale della fusione è che le azioni o quote della società risultante o incorporante sono assegnate ai soci delle società fuse o incorporate e non alle società che si estinguono. Il che permette di distinguere la fusione dal conferimento di azienda da parte di società in altra società, in cui, invece, le azioni o quote della società conferitaria sono assegnate alla società conferente.

Con riferimento alla natura giuridica della fusione, due sono le tesi maggiormente sostenute in dottrina ed in giurisprudenza.

Secondo un primo orientamento, la fusione è una mera modifica dell’atto costitutivo e, pertanto, essa non comporta né trasferimento di beni, né successione di una società ad altre. Si ha, invece, continuità, con la conseguenza che, conclusa l’operazione, la società resta la medesima, mutando soltanto il suo assetto organizzativo[1].

Un’altra teoria, invece, sostenuta già prima della riforma del diritto societario del 2003 e fatta propria anche da una recente sentenza della Cassazione a Sezioni Unite[2], ritiene che la fusione sia una successione a titolo universale inter vivos, assimilabile alla successione mortis causa e, in quanto tale, configurerebbe una successione necessaria.

In base a tale assunto, dunque, la fusione sarebbe un fenomeno estintivo-costitutivo, assimilabile alla successione a causa di morte, da cui conseguirebbero, da un lato, l’estinzione delle società alla stessa partecipanti e, dall’altro, la costituzione di un nuovo ente – consistente nella società incorporante/risultante dalla fusione – che si sostituirebbe alle società incorporate/partecipanti alla fusione nella titolarità dei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, e rappresenterebbe il nuovo centro di imputazione e di legittimazione dei rapporti giuridici già riguardanti le medesime.

Per giungere a tale conclusione, le Sezioni Unite si sono soffermate sugli aspetti, per così dire, “sostanziali” della fusione societaria, ossia la concentrazione, l’estinzione e la successione.

Sotto il primo punto di vista, la fusione, generando una vicenda modificativa dell’atto costitutivo per tutte le società che vi partecipano, determina un fenomeno di concentrazione giuridica ed economica, con la conseguenza che tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi, di cui era titolare la società incorporata o fusa, vengono imputati ad un diverso soggetto giuridico, la società incorporante o la società risultante dalla fusione, e la società incorporata viene cancellata dal registro delle imprese. In tale ottica, il principio di continuità, ex art. 2504-bis c. 1 c.c.[3], non è richiamato per confermare la natura meramente modificativa dell’atto della fusione, bensì per sostenere la tesi opposta, ossia quella che ritiene la fusione un fenomeno successorio-traslativo. Gli Ermellini, infatti, hanno precisato che l’espressione “prosegue”, utilizzata dal legislatore nella norma citata, non è sufficiente per ritenere che la fusione abbia natura non traslativa. Anzi, in forza del diritto positivo, soprattutto quello processuale, il processo è proseguito ad opera o nei confronti di chi ha assunto tutti i rapporti della parte venuta meno: soggetto, questo, che, nell’usuale linguaggio giuridico è chiamato successore universale.

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto dell’estinzione, esso è legato al fatto che, con la fusione, tutti i rapporti giuridici delle società incorporate/partecipanti alla fusione passano alla società incorporante/risultante dalla fusione, con conseguente cancellazione delle altre dal registro delle imprese e, dunque, estinzione delle medesime, ai sensi dell’articolo 2495 c.c..

Venendo, infine, al profilo successorio, secondo la sentenza de qua, la fusione realizzerebbe una successione universale corrispondente alla successione mortis causa il cui principale effetto giuridico sarebbe, appunto, il subentro della società incorporante nella titolarità dei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo alle società incorporate.

[1] Cfr. Cass. Civ. n. 18188/2016, secondo cui “In caso di fusione per incorporazione, ai sensi degli artt. 2501 e segg. c.c., come modificati dal d.lgs. n. 6 del 2003, la società incorporata, in quanto coinvolta in una vicenda evolutiva-modificativa, con mutamento solo formale dell’organizzazione societaria già esistente, non si estingue e, sopravvivendo in tutti i suoi rapporti, anche processuali, resta legittimata all’impugnazione dei provvedimenti giurisdizionali di cui è parte.”.

[2] Cass. S.U. n. 21970 del 30 luglio 2021, secondo cui “non si prospetta una mera vicenda modificativa, ricorrendo invece una vera e propria dissoluzione o estinzione giuridica, contestuale ad un fenomeno successorio.”.

[3] Ai sensi del quale “La società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione.”.

Grazie per la collaborazione.

Torna in alto