I Diritti di uso e di abitazione del coniuge superstite

L’articolo 540 comma 2 del codice civile stabilisce che, in caso di morte di uno dei coniugi, al coniuge superstite, “anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni”.

La ratio di tale norma va ravvisata nella volontà del legislatore di preservare la sfera degli affetti del coniuge superstite, consentendo a questo di continuare a vivere nella casa familiare. Da ciò, deriva che i diritti di uso e abitazione di cui al 540 comma 2 del codice civile, a differenza di quanto prescritto dagli articoli 1021 e 1022 del codice civile, non necessitano del verificarsi di uno stato di bisogno del titolare e della sua famiglia.

Ai fini dell’applicabilità di tale istituto, però, il legislatore richiede la sussistenza di due presupposti, uni soggettivo e l’altro oggettivo. Quanto al primo, esso si sostanzia nell’esistenza di un rapporto matrimoniale valido ed in corso al momento dell’apertura della successione; il presupposto oggettivo, invece, consiste nel fatto che l’abitazione sia di proprietà del coniuge defunto o comune di entrambi i coniugi.

Circa la natura giuridica dei diritti di uso e abitazione previsti dalla norma de qua, l’opinione maggioritaria ritiene che essi possano considerarsi un vero e proprio diritto reale di godimento su casa altrui, vitalizio ed inalienabile, applicandosi, anche in tal caso, l’articolo 1024 del codice civile.

Per ciò che concerne, invece, la natura giuridica dell’istituto in esame, secondo la dottrina assolutamente prevalente e la Suprema Corte di Cassazione, si tratta di un legato ex lege, automaticamente efficace all’apertura della successione; infatti, mentre al primo comma dell’articolo 540 c.c., il legislatore prevede una tutela quantitativa per il coniuge superstite, stabilendo la quota di legittima ad egli spettante, la tutela del secondo comma è sia quantitativa che qualitativa, poiché, non solo i diritti in oggetto vengono considerati, secondo la tesi preferibile, in aggiunta rispetto alla quota di riserva, ma il coniuge superstite ha il diritto di abitazione proprio sulla casa adibita a residenza familiare.

Quanto alla tutela dei diritti in esame, secondo Alcuni, in caso di lesione degli stessi, sarebbe esperibile l’azione di riduzione, trattandosi di una riserva. Infatti, le norme relative alla tutela dei legittimari rappresentano un limite alla libertà di disporre del testatore attivabile ex post, a seguito del vittorioso esperimento dell’azione di riduzione. Secondo la dottrina prevalente, invece, poiché teli diritti sorgono automaticamente all’apertura della successione, sarebbe illogico attivare la lunga e dispendiosa azione di riduzione e pertanto, essi si consoliderebbero automaticamente all’apertura della successione.

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