La donazione con riserva di usufrutto

L’usufrutto, disciplinato dagli articoli 978 e seguenti del codice civile, è un particolare diritto reale di godimento su cosa altrui, in forza del quale il relativo titolare ha la facoltà di godere della cosa e di far propri i frutti che da essa derivano, con l’unico limite di rispettare la destinazione economica della medesima.

La durata del diritto di usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario, ove questo sia una persona fisica. L’usufrutto costituito a favore di una persona giuridica, invece, non può durare più di trent’anni.

Una volta estintosi, tale diritto andrà a ricongiungersi con la nuda proprietà che, in tale momento, tornerà ad essere piena.

L’usufrutto, oltre che a titolo oneroso, può essere costituito anche per donazione ovvero per testamento. Nel caso di atti inter vivos (a titolo oneroso o gratuito che siano), inoltre, il diritto de quo, oltre che essere costituito o ceduto autonomamente, può sorgere tramite una riserva. Più precisamente, il venditore ed il donante possono alienare la nuda proprietà del bene riservando il diritto di usufrutto in proprio favore o in favore di un terzo.

Con specifico riferimento alla donazione, l’articolo 796 del codice civile consente al donante “di riservare l’usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio, e dopo di lui a vantaggio di un’altra persona o anche di più persone, ma non successivamente”.

Si parla, dunque, al riguardo, di donazione con riserva di usufrutto, sulla cui natura giuridica due sono gli orientamenti prevalentemente sostenuti in dottrina.

La teoria più risalente (c.d. teoria del doppio negozio), infatti, muove dalla premessa che nella proprietà sono comprese delle facoltà non frazionabili, motivo per cui la riserva deve essere realizzata mediante due negozi: una prima donazione della piena proprietà ed un successivo negozio (a parti invertite) di costituzione dell’usufrutto a favore del donante.

La dottrina maggioritaria, invece, sposa la tesi del c.d. negozio unitario, in base alla quale il diritto di proprietà può essere legittimamente frazionato o smembrato, in modo tale che, con un unico negozio, si vengano a configurare due distinte situazioni: una traslativa della nuda proprietà e l’altra costitutiva del diritto di usufrutto.

Se, poi, la riserva di usufrutto è fatta a favore di un terzo, secondo la teoria del doppio negozio viene a configurarsi un contratto a favore di terzo (poiché il donatario si obbliga a costituire l’usufrutto a favore di una terza persona); secondo la teoria del negozio unitario, invece, si tratta di una doppia donazione (una avente ad oggetto il diritto reale limitato e l’altra la nuda proprietà).

Una particolare ipotesi applicativa riguarda la donazione con riserva di usufrutto per sé e dopo di sé a favore di un’altra persona: in tal caso, la donazione dell’usufrutto a favore del terzo è sottoposta alla condizione sospensiva della sopravvivenza del terzo al donante nonché a termine iniziale, coincidente con la morte di costui. Al riguardo, si precisa che tale riserva non può essere fatta a favore degli eredi del donante, poiché, altrimenti, si avrebbe una violazione del divieto di patti successori.

La dottrina maggioritaria ravvisa, in tale ipotesi, una deroga al c.d. divieto di usufrutto successivo, di cui all’articolo 698 del codice civile. Divieto, questo, la cui ratio consisterebbe nella volontà del legislatore di evitare che il diritto di proprietà venga svuotato del suo contenuto per un tempo eccessivo. Secondo la dottrina oggi prevalente, tuttavia, tale divieto riguarderebbe soltanto gli atti a titolo gratuito e non anche quelli a titolo oneroso (relativamente ai quali si parlerebbe, pertanto, di un usufrutto successivo improprio).

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