START–UP INNOVATIVE E PMI

START–UP INNOVATIVE E PMI

La c.d. società “start-up innovativa è disciplinata dal decreto legge ottobre 2012, n. 179 il cui articolo 25, secondo comma, la definisce come la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote non sono quotate in un mercato regolamentato e che sia in possesso dei seguenti requisiti:

– deve essere costituita da non più di 60 mesi in Italia;

– il relativo atto costitutivo deve prevedere che non si possano distribuire utili;

– l’oggetto sociale – prevalente o esclusivo – deve consistere nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

La start-up innovativa può, non solo essere costituita ex novo – mediante atto notarile o mediante compilazione del modello standard che dovrà essere trasmesso in camera di commercio – ma anche derivare da una modifica statutaria di una società già esistente, atta a soddisfare i suddetti requisiti. Ai sensi dell’ottavo comma del citato articolo 25 le start-up innovative devono essere iscritte – a fini pubblicitari – in un’apposita sezione speciale istituita presso il registro delle imprese. Per ottenere tale iscrizione, i requisiti richiesti dalla normativa in esame devono essere autocertificati dal legale rappresentante della società.

Tali società hanno, inoltre, un regime fiscale agevolato: ad esempio, non sono tenute a versare l’imposta di bollo, ex articolo 29 D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.

Il legislatore ha esteso la disciplina delle start-up innovative anche alle c.d. PMI, ossia alle piccole e medie imprese, cosi derogando, seppur parzialmente, alle regole di diritto comune, contenute nel codice civile, in tema di società.

Fra dette deroghe, una delle più rilevanti è quella prevista dall’ articolo 26 del citato D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, ai sensi del quale l’atto costitutivo della PMI costituita in forma di società a responsabilità limitata può creare categorie di quote fornite di diritti diversi, determinando liberamente il contenuto delle categorie medesime, nei limiti di legge.

Detta norma introduce una importante novità rispetto all’articolo 2468 del codice civile, in base al quale l’atto costitutivo di una s.r.l. può prevedere solamente l’attribuzione, a singoli soci, di particolari diritti, riguardanti l’amministrazione della società o la distribuzione di utili. Diritti, questi, che sono riferiti alla persona del socio e non alle quote di partecipazione, a differenza, appunto, di quanto previsto dal supra citato articolo 26, con riferimento alle PMI.

Le categorie di quote delle s.r.l. PMI, al pari delle categorie speciali di azioni previste in tema di società per azioni, si caratterizzano, dunque, per la circostanza di attribuire a tutti i loro possessori “diritti diversi” da quelli spettanti agli altri soci e/o alle quote di altre categorie, ma, al contempo, uguali ai diritti spettanti alle quote della medesima categoria. Inoltre, le quote di categoria possono appartenere ad uno o più soci e possono coesistere sia con la presenza di partecipazioni individuali, sia con la presenza di altre categorie di quote. In altri termini, il medesimo soggetto può essere contemporaneamente titolare di una partecipazione individuale e di una o più quote, di una o più categorie.

La presenza di categorie di quote non impedisce, tuttavia, alla società di attribuire diritti particolari ad uno o più soci, ai sensi dell’articolo 2468, comma terzo, del codice civile, tanto nell’ipotesi in cui essi siano titolari di una partecipazione individuale, quanto in quella in cui gli stessi siano titolari solamente di quote di categoria (Massima 171 del Consiglio Notarile di Milano).

Il contenuto dei diritti delle varie categorie di quote della s.r.l. PMI, come supra accennato, incontra i limiti legali sottesi alla disciplina delle società in generale, consistenti, sia in quelli generali desumibili dal sistema del diritto societario (tra tutti, il divieto di patto leonino di cui all’articolo 2265 del codice civile, che impedisce di configurare una categoria di quote del tutto prive del diritto agli utili o della partecipazione alle perdite), sia in quelli stabiliti dalla legge in materia di s.r.l., quale, ad esempio, il necessario diritto di recesso, al verificarsi di una delle cause inderogabili di cui all’articolo 2473 del codice civile (Massima 173 del Consiglio Notarile di Milano).

Un’altra importante deroga apportata alla disciplina di diritto comune dal decreto legge in esame riguarda i prodotti finanziari. Ai sensi dell’articolo 2468, primo comma, del codice civile, infatti, le partecipazioni dei soci nelle s.r.l. non possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari. Per quel che riguarda le s.r.l. PMI, invece, con l’articolo 26, comma quinto, del detto D.L. 179/2012, il legislatore consente che le quote di partecipazioni di tali società costituiscano oggetto di offerta al pubblico, anche attraverso portali per la raccolta di capitali (c.d. crowfounding).

Altra differenza è prevista, per le s.r.l. PMI, in tema di riduzione del capitale per perdite. Il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo, ex articolo 2482 bis del codice civile, è, infatti, posticipato al secondo esercizio successivo. La società ha, quindi, due anni di tempo (e non solo un anno, diversamente da quanto previsto per la s.r.l. ordinaria) per ripianare la perdita.

Dall’analisi delle norme in oggetto emerge come la normativa de qua sia stata introdotta al fine di favorire le società che soddisfino i requisiti di cui supra.

Ci si interroga, tuttavia, stante l’elevata percentuale ricoperta in Italia dalle s.r.l., se le PMI costituite in forma di società a responsabilità limitata, che, come visto, hanno un regime disciplinare derogatorio, possano porsi, con le società a responsabilità limitata ordinarie, in un rapporto di “genere” a “specie” o se, al contrario, costituiscano una fattispecie del tutto autonoma.

Alla luce di tali dubbi, data l’importanza giuridica e fattuale del fenomeno de quo, sarebbe opportuna una ridefinizione sistematica delle suddette discipline, al fine di armonizzare le norme dettate in tema di start-up innovative e PMI con quelle, contenute negli articoli 2462 e seguenti del codice civile, in tema società a responsabilità limitata.

 

di Roberta IATI’ – Avvocato specializzato in Diritto Civile, di Famiglia e delle Successioni

e Gabriele PULIMANTI – Cultore di Diritto Civile, di Famiglia e delle Successioni presso l’Università Europea di Roma

 

Grazie per la collaborazione.

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