Il legato

Il legato è una disposizione mortis causa – come tale, contenuta, quindi, in un testamento – c.d. a titolo particolare (art. 558 c. 1 c.c.), in virtù della quale il legatario succede in uno o più rapporti determinati del de cuius.

Il legatario, a differenza dell’erede, non subentra in tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi, del de cuius, trovandosi, infatti, soltanto ad essere beneficiato dalla disposizione in suo favore e dovendo, al massimo, essere tenuto all’adempimento degli oneri a lui imposti dal testatore, benché nei limiti del valore del legato medesimo.

Il legatario deve avere la capacità a succedere e deve essere certo e determinato nella scelta del testatore, con la conseguente nullità di disposizioni che affidino alla mera volontà di un terzo la sua individuazione (art. 664 c.c.).

Il legato non ha effetto se la cosa legata è interamente perita durante la vita del testatore. L’obbligazione dell’onerato, inoltre, si estingue se, dopo la morte del de cuius, la relativa prestazione è divenuta impossibile per cause a lui non imputabili.

Il legato, a differenza dell’eredità, si acquista senza bisogno di una formale accettazione, salva la facoltà, per il soggetto beneficiato, di rinunziarvi e, avendo ad oggetto la proprietà di una cosa determinata o altro diritto appartenente al testatore, la relativa trasmissione opera, per il legatario, dal momento della morte del testatore.

L’articolo 662 c.c. stabilisce che il testatore può porre la prestazione del legato a carico degli eredi ovvero a carico di uno o più legatari. Se il testatore non ha disposto nulla in merito, alla prestazione del legato sono tenuti gli eredi.

La disposizione attribuisce al testatore la possibilità di scegliere tra gli eredi e legatari quali tra questi siano tenuti all’adempimento del legato; in mancanza della detta scelta sono tenuti gli eredi.

Con riferimento a questi ultimi occorre chiarire che possono essere tenuti all’adempimento del legato anche i legittimari, fermo restando il principio di intangibilità della quota di legittima.

È, infatti, fatta salva la possibilità di esperire l’azione di riduzione, da parte del legittimario che abbia subito eventuali lesioni.

Con riferimento ai legatari, l’articolo 671 c.c. sancisce che il legatario è tenuto all’adempimento del legato e di ogni altro onere a lui imposto, entro i limiti della cosa legata.

È esclusa, invece, la possibilità per il testatore di porre il legato a carico di terze persone non beneficiarie del testamento a titolo universale o particolare.

Un’ipotesi particolare di legato si ravvisa nel c.d. prelegato (art. 661 c.c.), intendendosi per tale il legato a favore di uno dei coeredi e gravante su tutta l’eredità.

L’erede in favore del quale esso è stato disposto risponde ultra vires dei debiti e dei pesi ereditari in proporzione alla sola quota di eredità ricevuta, ma l’istituto è ammissibile anche nei casi di erede universale con la conseguenza della possibile sua rinuncia all’eredità per conseguire il legato.

Il senso del prelegato, quindi della coincidenza della posizione di legatario con quella di erede, ha proprio la rilevanza pratica di consentire al chiamato di beneficiare della disposizione a titolo particolare a prescindere dall’assunzione della qualità di erede.

Grazie per la collaborazione.

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