I diritti successori del coniuge separato

Per quanto riguarda i diritti successori del coniuge separato, bisogna distinguere tra coniuge separato senza addebito e coniuge separato con addebito.

Il primo, infatti, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 548, primo comma, del codice civile, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato.

Il coniuge a cui sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, invece, in base a quanto stabilito dal secondo comma della norma citata, ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio, se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. Egli, dunque, perde i suoi diritti successori rispetto al coniuge deceduto e cessa, così, di essere un legittimario.

L’assegno vitalizio eventualmente spettante al coniuge separato con addebito è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi, ma non può, comunque, essere di entità superiore a quella della prestazione alimentare goduta quando era in vita il coniuge defunto.

La ratio della norma in esame è, da un lato, quella di estromettere il coniuge separato con addebito dal novero dei legittimari e, dall’altro, quella di non privarlo dei diritti ad egli spettanti prima dell’apertura della successione del coniuge defunto.

L’obbligazione avente ad oggetto tale assegno vitalizio deve essere considerata alla stregua di un legato obbligatorio ex lege. Legato, questo, che, secondo Alcuni, avrebbe natura alimentare, in quanto, ai sensi del 548 c. 2, c.c., sorgerebbe solo se il coniuge separato con addebito, al momento dell’apertura della successione, godeva degli alimenti verso il coniuge deceduto, trovandosi evidentemente, in sato di bisogno. Secondo Altri, invece, detto legato non avrebbe natura alimentare, in quanto l’assegno è dovuto a prescindere dalla permanenza di un effettivo stato di bisogno, a differenza, appunto, di quanto previsto per gli alimenti.

La norma non precisa chi siano le persone tenute all’adempimento di tale obbligazione. Secondo la dottrina prevalente, dunque, dovrebbe farsi riferimento ai principi generali e applicare, così, l’articolo 662 del codice civile, il quale stabilisce che, se non vi è una diversa disposizione testamentaria, l’onere della prestazione dei legati è a carico degli eredi.

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