Il testamento

Il testamento, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 587, primo comma, del codice civile, è l’atto con cui “taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse”.

Ai sensi del secondo comma della citata norma, il testamento può recare, altresì, disposizioni di carattere non patrimoniale, le quali, purché contenute, appunto, in un atto che abbia la forma del testamento, produrranno i propri effetti anche ove nello stesso manchino disposizioni di carattere patrimoniale. Si parla, al riguardo, di disposizioni c.d. post mortem, tra cui possono essere, ricomprese, ad esempio, quelle in ordine alla propria sepoltura, ovvero alla cremazione e dispersione delle ceneri, nonché quelle relative alla designazione di un tutore/curatore/amministratore di sostegno, ove ve ne siano i presupposti di legge.

In base a quanto previsto dall’articolo 591 del codice civile, può disporre per testamento chiunque sia capace di intendere e di volere al momento della c.d. testamenti factio.

Caratteristiche principali del testamento sono:

  • la sua revocabilità in ogni momento, prevista espressamente dal legislatore al fine di assicurare e tutelare la piena libertà del testatore – finché costui sia in vita – circa la regolamentazione post mortem dei propri interessi;
  • la sua personalità, essendo esso annoverato tra quegli atti che possono essere compiuti esclusivamente dal soggetto interessato, non ammettendosi, al riguardo, nessuna forma di rappresentanza;
  • il suo carattere non recettizio, in quanto gli effetti dello stesso si producono a prescindere dalla relativa comunicazione a terzi;
  • la sua forma vincolata ad substantiam, dovendo la volontà del testatore essere manifestata, al fine di produrre i propri effetti, in una delle forme previste dagli articoli 601 e seguenti del codice civile, nonché
  • la sua gratuità, in quanto lo stesso realizza un’attribuzione patrimoniale senza corrispettivo.

Con specifico riferimento all’aspetto formale, il legislatore prevede (articolo 601 del codice civile) tre forme c.d. ordinarie di testamento, ossia il testamento olografo, il testamento pubblico e segreto, questi ultimi, anche definiti testamenti per atto di notaio. Tali forme di testamento si pongono tutte su un piano di alternatività, potendo le stesse realizzare il medesimo interesse ed il medesimo risultato (c.d. equipollenza delle forme testamentarie).

Scendendo, ora, più nel dettaglio, il testamento olografo – di cui all’articolo 602 del codice civile – costituisce, dal punto di vista pratico, sicuramente la forma più semplice ed agile di testamento, potendo essere redatto dal de cuius in ogni momento, su qualsiasi supporto ed in piena riservatezza. Detto testamento deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di pugno dal testatore. Al riguardo, il legislatore precisa, innanzitutto, che la sottoscrizione deve essere posta alla fine delle disposizioni e che, quand’anche essa non sia fatta indicando nome e cognome, potrebbe, comunque, ritenersi valida ove designi con certezza la persona del testatore (il che accade, ad esempio, quando costui scriva “Il papà” o “La mamma” ovvero quando utilizzi uno pseudonimo con cui era solito farsi chiamare in vita). Quanto alla data, invece, benché l’ultimo comma della disposizione citata prescriva che questa debba contenere l’indicazione del giorno,

del mese e dell’anno, la dottrina è concorde nel ritenere ammissibili anche forme c.d. equipollenti (ad esempio, “Natale 2021” anziché “25 dicembre 2021”).

Il testamento pubblico, invece, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 603 del codice civile, è quello ricevuto dal notaio, in presenza di due testimoni. In tal caso, il testatore, alla presenza dei testimoni, dichiara al notaio la sua volontà, la quale è ridotta per iscritto a cura del notaio stesso, che, poi, dovrà dare lettura del testamento al testatore, sempre alla presenza dei testimoni. La legge prescrive che tale testamento debba indicare il luogo, la data del ricevimento e l’ora della sottoscrizione e che debba essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio.

Il testamento pubblico può essere dunque, definito come il testamento notarile in senso stretto, in quanto è il notaio che, una volta ascoltate le volontà del testatore, predispone e redige il testamento stesso. In ciò, tale forma di testamento differisce da quello segreto, relativamente al quale la funzione del notaio, come vedremo a breve, è solo quella di ricevere un documento che contiene già le volontà del disponente.

Il testamento pubblico, benché non assicuri quell’assoluta segretezza propria del testamento olografo e comporti, rispetto a questo, maggiori oneri di spesa per il testatore, garantisce, comunque, a quest’ultimo, una sicurezza maggiore rispetto all’olografo, dal momento che, essendo un atto notarile e venendo, quindi, conservato dal notaio, è assai poco probabile che vada perso o venga distrutto. L’intervento del notaio, inoltre, evita sia errori che improprietà di linguaggio del testatore, soprattutto sotto il profilo tecnico-giuridico, così salvaguardando il più possibile il raggiungimento del risultato voluto da costui.

Terza ed ultima forma c.d. ordinaria di testamento – poco usata nella prassi – è il testamento segreto (articoli 604 e 605 del codice civile), che offre al testatore il vantaggio di tener nascosto il contenuto delle sue disposizioni di ultima volontà, benché, comunque, egli non possa nascondere di aver fatto testamento. Il testamento segreto, dunque, ha in comune con l’olografo la segretezza del contenuto e con il pubblico la garanzia dell’intangibilità dell’atto e dell’autenticità della data. Peculiare è la struttura di tale testamento, essendo esso composto da due elementi distinti: la scheda testamentaria, che può essere scritta – a mano o con mezzi meccanici – sia dal testatore che da un terzo, e l’atto di ricevimento della stessa, che consiste nel verbale redatto dal notaio, alla presenza di due testimoni; in detto verbale, il notaio dà atto della consegna della scheda testamentaria che gli viene fatta, in presenza dei testimoni, dal testatore, il quale deve dichiarare che “in questa carta è contenuto il suo testamento”.

Il testamento, in qualunque forma sia compiuto, produce, come detto, i suoi effetti dopo l’apertura della successione del testatore, momento in cui ne viene divulgato anche il suo contenuto, al fine di dar modo ad ogni interessato di venirne a conoscenza. Esigenze, queste, a cui provvedono gli istituti della pubblicazione e della comunicazione.

La pubblicazione è prescritta soltanto con riferimento al testamento olografo ed a quello segreto, non essendo questi già pubblici per loro natura, mentre, per il testamento pubblico, si procede alla sola comunicazione.

Al riguardo, il legislatore prescrive, per il testamento olografo (articolo 620, primo comma, del codice civile), che chiunque ne sia in possesso “deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione, appena ha notizia della morte del testatore” e, per quello segreto (articolo 621 del codice civile), che questo “deve essere aperto e pubblicato dal notaio medesimo appena gli perviene la notizia della morte del disponente”. In entrambi i casi, il notaio procederà, dapprima, alla pubblicazione del testamento, secondo le formalità previste dalla legge (articoli 620 e 621 del codice civile) e, successivamente, alla relativa comunicazione agli eredi e legatari di cui conosce il domicilio o la residenza (articolo 623 del codice civile).

Quanto al testamento pubblico, invece, il notaio, dopo la morte del testatore e su richiesta di chiunque ne abbia interesse, dovrà, prima, passarlo dal repertorio e fascicolo speciale degli atti di ultima volontà – in cui resta conservato fino a tale momento – a quello generale degli atti notarili tra vivi (c.d. verbale di registrazione del testamento pubblico), per poi darne comunicazione agli eredi e legatari di cui conosce il domicilio o la residenza, appena gli è nota la morte del testatore (cfr. comb. disp artt. 623 del codice civile e 61, comma quarto, della legge notarile).

Meritano, da ultimo, un cenno i c.d. testamenti speciali – di cui agli articoli 609 e seguenti del codice civile – ossia quelli ricevibili con formalità, per così dire, attenuate, in particolari circostanze in cui non sia consentito o non sia agevole ricorrere al notaio, ovvero rispettare tutti i requisiti richiesti per il testamento pubblico, e ciò al fine di facilitare il più possibile la manifestazione di volontà del testatore.

Le particolari circostanze in cui si può ricorrere ai testamenti speciali sono tre, ossia: testamenti in occasione di malattie contagiose o calamità pubbliche o infortuni (artt. 609 e 610 c.c.), i testamenti a bordo di nave o aeromobile (artt. 611-616 c.c.) ed i testamenti di militari o assimilati che si trovino in zone di operazioni belliche o siano prigionieri (artt. 617 e 618 c.c.). Tutti i testamenti speciali – che, secondo l’opinione prevalente, sono da considerarsi, comunque, testamenti pubblici – sono accomunati da una peculiare caratteristica, ossia la loro efficacia temporanea. Essi, infatti, perdono efficacia dopo tre mesi dal ritorno alla situazione normale e ciò in quanto tale termine è stato ritenuto sufficiente dal legislatore per far sì che il testatore possa ripetere la sua volontà (rectius, il testamento stesso) nelle forme ordinarie.

 

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