Le clausole di “co-vendita” e di “trascinamento”

Le clausole di “co-vendita” e di “trascinamento” si inseriscono nell’ambito delle clausole che comportano limiti alla circolazione delle partecipazioni nelle società di capitali.

La dottrina e la prassi hanno elaborato tre tipologie di clausole di “co-vendita” e di “trascinamento”: tag along, drag along e bring along.

Con la clausola di co-vendita c.d. tag along si stabilisce che, in caso di vendita delle partecipazioni sociali dei soci di maggioranza ad un terzo acquirente, sia attribuito ai soci di minoranza il diritto di “co-vendere”, al medesimo terzo acquirente ed alle medesime condizioni, anche le loro partecipazioni sociali. Con tale clausola, dunque, da un lato, in capo al socio di maggioranza, sorge l’obbligo di procurare un’offerta di acquisto in favore del socio di minoranza, alle medesime condizioni a lui riconosciute; dall’altro, invece, il socio di minoranza ha il diritto di decidere se alienare o meno le sue partecipazioni al terzo che potrà acquistare, così, unitamente alle partecipazioni di maggioranza, anche quelle di minoranza.

La dottrina prevalente riconduce la clausola tag along nello schema della promessa del fatto del terzo, di cui all’articolo 1381 del codice civile. In tal caso, infatti, il socio di maggioranza è tenuto a procurare al socio di minoranza una proposta (irrevocabile) di acquisto della sua partecipazione e, per fare ciò, deve assicurargli che la cessione della relativa partecipazione avvenga alle condizioni negoziate per la cessione di maggioranza. Il socio di maggioranza assumerebbe, così, l’obbligo di garantire l’acquisto dell’intera partecipazione da parte del terzo e, in caso di rifiuto di quest’ultimo, dovrebbe indennizzare il socio di minoranza.

La clausola di trascinamento “drag along”, invece, attribuisce al socio di maggioranza, in caso di cessione a titolo oneroso della propria partecipazione sociale, il diritto di obbligare il socio di minoranza a cedere al medesimo terzo acquirente anche le proprie azioni o quote, così “trascinandolo” nell’operazione negoziale. Per effetto di questa clausola, dunque, in occasione dell’alienazione della partecipazione del socio di maggioranza, sorge, in capo a quest’ultimo, il diritto di vendere, non solo le sue partecipazioni, ma anche quelle del socio di minoranza, il quale si trova, invece, in una situazione di soggezione.

Con la clausola di trascinamento “bring along”, infine, si attribuisce al terzo acquirente, al momento dell’acquisto della partecipazione del socio di maggioranza, il potere di decidere se acquistare anche la partecipazione del socio di minoranza. In altri termini, con detta clausola, il socio di maggioranza, nel vendere le proprie partecipazioni, ha la facoltà di offrire, contestualmente, in vendita al un terzo anche quelle del socio di minoranza, il quale ha, invece, l’obbligo di vendere la propria partecipazione qualora il terzo acquirente eserciti il suo diritto potestativo di acquistare, unitamente alla partecipazione di maggioranza, anche quella di minoranza.

Le clausole di trascinamento possono essere ricondotte nello schema dell’opzione di vendita (drag along) o di acquisto (bring along) a favore di terzo, ai sensi degli artt. 1411 e ss.; il socio di minoranza (promittente) si obbliga nei confronti del socio di maggioranza (stipulante) a tenere ferma la proposta di vendita delle proprie partecipazioni a favore del terzo acquirente che pertanto ha il diritto di accettare o meno.

Come si è detto, le clausole di co-vendita e di trascinamento rientrano nel novero di quelle che pongono limiti alla circolazione delle azioni o quote, le quali, ai sensi dell’articolo 2437, comma 2, lett. b) del codice civile, possono essere introdotte negli statuti societari a maggioranza, salvo il diritto di recesso per i soci che non abbiano concorso ad assumere tale decisione.

È bene precisare, tuttavia, che, se la clausola di co-vendita tag along, attribuisce al socio di minoranza il diritto e, dunque, la mera facoltà, di scegliere se vendere o meno le proprie partecipazioni sociali, le clausole drag along e bring along pongono, invece, il socio di minoranza in una situazione di soggezione, che si sostanzia nell’obbligo di costui di alienare le sue azioni o quote.

Per tale motivo, la dottrina e la giurisprudenza hanno ritenuto che, ai fini dell’introduzione, negli statuti societari, delle clausole tag along, non debbano essere previste particolari cautele per il socio di minoranza, se non l’ordinario diritto di recesso ex articolo 2437 comma 2 lett. b) del codice civile. Per poter introdurre, negli statuti sociali, le clausole di trascinamento drag along e bring along, invece, ponendo queste dei limiti, non solo alla circolazione delle partecipazioni societarie, ma anche alla libertà dispositiva dei soci di minoranza, sono necessari, da un lato, il consenso unanime[1] dei soci al momento della loro introduzione e, dall’altro, la previsione di un’equa valorizzazione della partecipazione sociale del socio di minoranza. Con riferimento a tale ultimo aspetto, è stato opportunamente sostenuto che, ai fini di un’equa valorizzazione della partecipazione obbligatoriamente dismessa, debba essere offerto al socio costretto alla dismissione almeno il valore che gli sarebbe spettato in caso di recesso, determinato secondo quanto stabilito dall’articolo 2437-ter, commi 2 e 4, del codice civile[2].

 

[1] Si segnala, in tal senso, l’orientamento espresso nella massima del Triveneto I.I.25 (limiti di validità delle clausole statutarie che obbligano determinati soci a cedere le proprie partecipazioni nel caso in cui altri soci decidano di alienare le loro – 1° pubbl. 9/06): “le clausole statutarie che impongono a determinati soci, ad esempio i soci di minoranza, l’obbligo di cedere ad un giusto prezzo (comunque non inferiore al valore determinato ai sensi dell’art. 2473 c.c.) le loro partecipazioni nel caso in cui altri soci, nell’esempio quelli di maggioranza, decidano di alienare le loro sono legittime a condizione che siano adottate con il consenso di tutti i soci.”.

[2] Cfr. Massima di Milano n. 88, relativa alle “clausole statutarie disciplinanti il diritto e l’obbligo di “co-vendita” delle partecipazioni”, secondo cui “Si reputano legittime le clausole statutarie che prevedono, in caso di vendita di partecipazioni in s.p.a. o in s.r.l., il diritto e/o l’obbligo dei soci diversi dall’alienante di vendere contestualmente, a loro volta, le partecipazioni possedute; queste clausole, tuttavia, restano soggette alle disposizioni relative ai limiti alla circolazione delle partecipazioni, proprie dei rispettivi tipi sociali (s.p.a. o s.r.l.) e – ove prevedano l’obbligo di vendita – devono essere compatibili con il principio di una equa valorizzazione della partecipazione obbligatoriamente dismessa”. Nella motivazione di tale massima, si afferma, tra l’altro, che, ove la clausola di co–vendita/trascinamento non preveda un prezzo minimo cui vendere le partecipazioni, essa è valida purchè lo statuto stesso preveda il diritto di recesso nel caso in cui il prezzo risulti significativamente inferiore al valore che spetterebbe in caso di recesso.

Grazie per la collaborazione.

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