IL NEGOZIO DI FONDAZIONE

IL NEGOZIO DI FONDAZIONE

La fondazione è un ente avente personalità giuridica, costituito da un complesso di beni destinato al perseguimento di un determinato scopo.

L’atto costitutivo della fondazione, negozio tipico in quanto disciplinato espressamente dall’articolo 14 del codice civile, è un atto unilaterale, in quanto si perfeziona attraverso la dichiarazione di volontà del solo fondatore, e non recettizio, poiché, per la sua conclusione, non è richiesto che l’atto sia portato a conoscenza di un soggetto determinato.

La fondazione richiede, per la sua costituzione, la redazione dell’atto pubblico, ma può anche essere costituita per testamento. Ai fini, tuttavia, dell’acquisto della personalità giuridica occorre il riconoscimento – determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture – che si pone, pertanto, come condicio sine qua non dell’acquisto della personalità giuridica. Funzione del riconoscimento sarebbe, quindi, quella di far entrare, nell’ambito dell’ordinamento giuridico, una nuova entità, che, in tal modo, acquista rilevanza soggettiva.

Ciò troverebbe una conferma del fatto che il nostro codice civile non disciplina la fondazione non riconosciuta e, nel silenzio legislativo, la dottrina unanime ritiene che questa sia inammissibile: la personalità giuridica, quindi – a differenza di quanto accade nell’ambito del fenomeno associativo – assurge a requisito indispensabile per l’esistenza stessa di tale ente.

Il fondatore, qualora voglia addivenire alla costituzione di una fondazione, deve indicare, nel relativo atto costitutivo (inter vivos o mortis causa che sia), tutti gli elementi di cui all’articolo 16 del codice civile.

Con riguardo a tale argomento, assume particolare rilievo una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Civ., Sez. II, 27 Febbraio 1997, n. 1806), la quale ha sancito che, in tema di fondazione costituita per testamento, è ben possibile, per il fondatore, demandare a terzi la compilazione dell’organigramma della fondazione, aprendo, così, la strada all’ipotesi della costituzione “indiretta” dell’ente.

Ci si è chiesti, in dottrina ed in giurisprudenza, se l’atto costitutivo di una fondazione rientri fra quelli per i quali l’articolo 48 della legge notarile (prima della sostituzione operatane dall’articolo 12, comma 1, della legge n. 246 del 2005) prevede la necessaria presenza dei testimoni – stante la sua assimilabilità, secondo Alcuni, ad un atto di donazione – ovvero se lo stesso possa annoverarsi tra quelli per i quali tale presenza sia facoltativa.

La Corte di Cassazione, con una recente pronuncia (Cass. Civ., Sez. II, 4 Luglio 2017, n. 16409), ha affermato che l’atto pubblico costitutivo di una fondazione non dà luogo ad un atto di donazione, avendo esso la struttura di negozio unilaterale ed un’autonoma causa, consistente nella destinazione di beni per lo svolgimento, in forma organizzata, dello scopo statutario.

Ne consegue che l’atto costitutivo di una fondazione non rientra fra gli atti per i quali è sempre necessaria la presenza di due testimoni.

Per capire se il negozio di fondazione abbia o meno natura di donazione, bisogna comprendere se, nel negozio di fondazione, possa essere ravvisata una bipartizione tra atto di fondazione e atto di dotazione patrimoniale o se, al contrario, il negozio di fondazione debba essere ricondotto ad unità.

Secondo la dottrina più risalente (Giampiccolo, Rescigno), confortata anche da una pronuncia della Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. II, 14 dicembre 1967, n. 2958), atto di fondazione e atto di dotazione sarebbero due negozi tra loro collegati: il primo, di natura principale – in quanto volto a creare l’ente – ed il secondo di natura accessoria. In tale ottica, dunque, la costituzione di una fondazione sarebbe il risultato di tali due distinti negozi: uno, rappresentato dall’atto costitutivo della stessa, di natura non patrimoniale, la cui causa risiederebbe nello scopo altruistico o di utilità sociale assegnato dal fondatore all’ente; l’altro, consistente nel c.d. atto di dotazione, di natura patrimoniale – perfezionabile contestualmente o successivamente alla costituzione della fondazione – la cui causa consisterebbe nell’intento di effettuare una liberalità, ossia una donazione. Tale ragionamento porta alla conclusione che, come per la donazione diretta, anche per l’atto costitutivo di una fondazione servirebbe, a pena di nullità dello stesso, la presenza irrinunciabile di due testimoni, ai sensi degli articoli 48 e 58, n. 4 del comma 1, della legge 16 dicembre 1913 n. 89.

Altra parte della dottrina (Galgano), invece, riconducendo ad unità il negozio di fondazione, ritiene che l’atto costitutivo di fondazione debba essere inteso quale negozio unilaterale caratterizzato da una sostanziale inscindibilità fra il momento della volontà costitutiva dell’ente e quello dell’attribuzione patrimoniale. Secondo tale ricostruzione, la costituzione della fondazione sarebbe, quindi, una fattispecie negoziale unitaria, di cui il c.d. atto di dotazione formerebbe parte integrante.

La causa dell’atto di dotazione, pertanto, sarebbe rinvenibile nello stesso atto di fondazione, che è sì un atto a titolo gratuito, ma non è soggetto al rigore formale dettato in tema di donazione, con la conseguente non obbligatorietà della presenza dei testimoni. A ben vedere, infatti, la volontà di destinare i beni allo scopo della fondazione non può distinguersi dalla volontà di creare l’ente. L’atto di attribuzione di beni ad una costituenda fondazione deve, quindi, considerarsi quale strumento necessario per l’attuazione del fine e, come tale, inscindibilmente connesso col negozio di fondazione e privo di una propria autonomia. Conseguentemente, l’atto di fondazione può essere considerato, al contempo, quale atto di disposizione patrimoniale – mediante cui il fondatore si spoglia della proprietà dei beni che vengono assoggettati ad un vincolo di destinazione per la realizzazione di uno scopo – ed atto di organizzazione della struttura, preordinata alla realizzazione dello scopo medesimo.

La dotazione, in altri termini, costituisce, così, la prestazione effettuata solvendi causa per fornire la fondazione del patrimonio necessario ai fini della realizzazione dello scopo per cui è stata costituita.

 

di Roberta IATI’ – Avvocato specializzato in Diritto Civile, di Famiglia e delle Successioni

e Gabriele PULIMANTI – Cultore di Diritto Civile, di Famiglia e delle Successioni presso l’Università Europea di Roma

 

Grazie per la collaborazione.

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