COLLAZIONE IN CASO DI MANCANZA DI RELICTUM

COLLAZIONE IN CASO DI MANCANZA DI RELICTUM

La collazione è un istituto giuridico disciplinato dagli articoli 737 e seguenti del codice civile, che si sostanzia in un’operazione divisionale; più precisamente, la collazione può essere definita come un’operazione preliminare alla divisione stessa, per effetto della quale il coniuge del de cuius nonché i suoi figli e i loro discendenti, che rivestono altresì la qualità di eredi, conferiscono nella massa ereditaria – in natura o per imputazione- quanto ricevuto dal defunto per donazione, direttamente oppure indirettamente.

Secondo parte della dottrina (Cicu), vi sarebbe un trasferimento automatico del bene donato nella comunione dei coeredi, senza bisogno di effettuare alcun atto traslativo.
La dottrina prevalente (Barassi, Burdese, Coviello) e la Corte di Cassazione (Cass. 1° Febbraio 1995 n. 1159), invece, ritengono che la collazione rappresenti una vera e propria obbligazione ex lege, a carico del coerede-donatario ed a favore degli altri coeredi, in virtù della quale – in ossequio al dettato dell’articolo 737 del codice civile – il primo è tenuto a conferire quanto ricevuto in vita dal de cuius per donazione alla massa ereditaria.
Tra le questioni interpretative più rilevanti in tema di collazione, vi è quella concernente l’operatività o meno della stessa, in mancanza di relictum, ossia in mancanza di una comunione ereditaria.

Il che si verificherebbe in tutti i casi in cui, all’apertura della successione, manchino beni ereditari, perché oggetto di donazioni fatte in vita dal de cuius, ovvero di disposizioni testamentarie a titolo particolare, oppure in caso di divisione fatta dal testatore ex articolo 734 del codice civile.
A tal proposito, parte della dottrina (Figlioli) – avallata anche dalla giurisprudenza (Cassazione 14 giugno 2013 n. 15026) – ritiene che l’esistenza di un relictum costituisca un presupposto indefettibile dell’istituto de quo, in quanto la collazione, inquadrandosi nell’ambito della divisione ereditaria, richiede, di per sé, l’esistenza di una comunione ereditaria e, quindi, di un patrimonio da dividere.
Ne deriva che, ove l’asse ereditario sia stato esaurito con donazioni o legati e manchi, di fatto, un relictum da dividere, non si farebbe luogo ad alcuna divisione né, pertanto, alla collazione, salvo l’eventuale esito dell’azione di riduzione.
Tra i sostenitori di questa impostazione vi è, sia in dottrina che in giurisprudenza (Corte Appello Roma, Sentenza 12 ottobre 2011; Cass., Sez III, 25 novembre 1975, n. 3935), chi esclude l’obbligo di collazione anche in caso di relictum di modico valore.
Di contrario avviso sono, invece, altra parte della dottrina (Mengoni, Capozzi) e della giurisprudenza (Cass. 6 giugno 1969 n. 1988; Trib. Genova, 17 maggio 1993), le quali affermano che la collazione può aversi anche senza la presenza di un relictum, vincolando i coeredi-donatari dal momento dell’accettazione dell’eredità.

Corollario di tale impostazione è che – diversamente da quanto supra esposto – il presupposto della collazione consisterebbe, non nella presenza del relictum (che potrebbe anche mancare del tutto), ma nell’esistenza della delazione ereditaria e dell’accettazione del chiamato.
In altri termini, secondo tale tesi, la comunione ereditaria potrebbe derivare anche solo e semplicemente dal meccanismo della collazione stessa, ai sensi dell’articolo 737 del codice civile.
Va da sé che, in detta ipotesi, la collazione non potrà avvenire per imputazione, ma in natura.

di Roberta IATI’ – Avvocato specializzato in Diritto Civile, di Famiglia e delle Successioni
e Gabriele PULIMANTI – Cultore di Diritto Civile, di Famiglia e delle Successioni presso l’Università Europea di Roma

 

Grazie per la collaborazione.

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